Schema Gestione del rischio clinico: Leggi il resto di questo articolo »
Il coinvolgimento del personale rispetto ai problemi della sicurezza deve essere effettuato in modo sistematico. Ciò non toglie tuttavia a ciascun operatore e dirigente la responsabilità di garantire in prima persona la propria preparazione nelle tematiche della gestione del rischio clinico e la adozione di comportamenti appropriati che facciano riferimento a conoscenze aggiornate e basate su prove di efficacia.
Il coinvolgimento dovrebbe avvenire sin dalla costruzione del sistema di gestione del rischio clinico e successivamente in tutte le fasi di identificazione dei rischi e di analisi di near misses, eventi sentinella ed eventi avversi; dovrebbe riguardare quindi il sistema nel suo complesso e l’analisi e la gestione dei singoli eventi. Viene reso più efficace dalla creazione e dal sostegno di una cultura condivisa del rischio clinico, quindi la presenza di un linguaggio comune è pre-requisito indispensabile e la formazione è uno strumento fondamentale. Quest’ultima deve essere: i. mirata agli specifici bisogni formativi; ii. costruita con riferimento al contesto storico, culturale (valori, priorità, rapporti, clima) ed operativo (utilizzo di esempi concreti, applicazioni reali); iii. avere una dimensione di action learning, ossia prevedere l’applicazione nella pratica quotidiana di quanto acquisito ed effettuare una successiva revisione; iv. essere continuativa, ossia prevedere avanzamenti e richiami, al fine di rinforzare l’apprendimento.
Il coinvolgimento del personale deve inoltre essere previsto almeno nelle seguenti attività: a)
costruzione, revisione, implementazione di linee guida; b) progetti di miglioramento; c) costruzione di materiale informativo e di educazione per il personale, i cittadini utenti, gli altri stakeholder; d) effettuazione delle scelte: organizzative, delle attrezzature, delle tecnologie; della formazione, nel coinvolgimento degli stakeholder; e) audit ed altre attività connesse alla valutazione ed al miglioramento.
Le principali metodologie per la partecipazione attiva del personale includono:
a) per la raccolta di atteggiamenti, opinioni e pareri, problemi percepiti dal personale per quanto riguarda la sicurezza: a. questionari; b. focus group; c. cassetta dei suggerimenti (meglio se su computer); d. riunioni, anche nella forma dell’assemblea: durante le stesse può essere utile l’impiego del brainstorming e dell’ intranet web forum;
b) per la diffusione di informazioni sono utili i notiziari (anche in formato elettronico e possibilmente realizzati con il più ampio coinvolgimento alla redazione dei testi), che forniscono in modo succinto indicazioni che possono nei casi di interesse essere approfonditi;
c) i gruppi di lavoro consentono il monitoraggio ed il miglioramento continuo dell’organizzazione;
d) i briefing e i walkaround (presentati nel capitolo secondo) sono metodi semplici ed informali che possono essere implementati sistematicamente.
Goode et al. suggeriscono inoltre di promuovere: i. premi ed incentivi; ii. incontri in cui pazienti e familiari presentano le loro esperienze; iii. una commissione stabile con la presenza anche di pazienti e familiari; iv. riunioni con il personale per discutere i problemi della sicurezza e le relative innovazioni.
Il cittadino durante la sua vita si rapporta con la sua salute in modo attivo o passivo, in relazione ad alcune caratteristiche della sua storia e della sua personalità, che peraltro potranno diventare salienti in situazioni di rischio clinico. Nelle diverse fasi della vita la persona può aderire ad attività di promozione e prevenzione ed ai programmi di screening, fruire di prestazioni di cura, assistenza, riabilitazione, reinserimento. Si rende pertanto necessario definire le varie situazioni ed i relativi potenziali rischi ed identificare ruoli e responsabilità della persona utente, in modo da attivare specifiche strategie di informazione, consultazione, coinvolgimento, collaborazione, empowerment.
Secondo Vincent e Coulter, per la promozione della sicurezza, il paziente deve essere coinvolto nel:
· Collaborare per pervenire ad una diagnosi accurata;
· Scegliere una terapia appropriata e la strategia di gestione della stessa;
· Scegliere un erogatore (medico/servizio) con esperienza e che garantisca le condizioni di sicurezza;
· Assicurare che la terapia sia somministrata in modo appropriato, sia controllata e vi sia adesione alla cura;
· Identificare tempestivamente effetti collaterali o eventi avversi ed assumere adeguate misure.
Durante la definizione di piani e programmi i cittadini chiamati a partecipare alle scelte debbono considerare la sicurezza clinica un attributo costante nelle scelte, quindi è essenziale che rispetto ad esso vengano sensibilizzati. A tal fine particolarmente rilevante è la informazione circa le cause che concorrono a determinare eventi avversi, alcune scelte hanno infatti un forte impatto sulla organizzazione e quindi vanno accuratamente considerate.
D’altro canto, la diffusione di un utilizzo appropriato dei servizi da parte dell’utenza può ridurre l’esposizione a rischi inutili e migliorare le condizioni di operatività, da qui l’esigenza di attribuire una forte valenza a tutti i livelli alla educazione dei cittadini anche rispetto all’accesso ai servizi.
Le metodologie di coinvolgimento più utilizzate nella comunità comprendono:
Per comprendere le metodologie illustrate e le loro potenzialità è necessario chiarire le motivazioni e le finalità del coinvolgimento rispetto ai possibili rischi, rispetto a cui tutte le scelte vanno commisurate. Il cittadino consapevole dei rischi: i. assume comportamenti atti ad evitarli; ii. segnala al personale sanitario situazioni e comportamenti che possono comportare rischi, in modo da favorire scelte terapeutiche appropriate; iii. pone domande che consentono al personale di assumere scelte assistenziali appropriate; iv. la fiducia nella equipe con cui ha instaurato un rapporto di fiducia e collaborazione lo porta ad ascoltare e seguire le prescrizioni, nonché a segnalare situazioni percepite come diverse e non conformi rispetto a quelle concordate.
Scelte mirate ed idonee di prestazioni ed interventi favoriscono peraltro l’utilizzo parsimonioso delle risorse, evitando sprechi.
Il coinvolgimento dei familiari rende più efficace l’intervento, assicurando da parte loro una collaborazione mirata al personale nella fornitura di informazioni circa l’assistito, la identificazione e segnalazione delle incongruenze rispetto ai piani assistenziali concordati e ad eventuali aspetti anomali nell’ambiente.
Il coinvolgimento del personale consente di acquisire e rinnovare costantemente la loro consapevolezza sui rischi, la identificazioni di possibili nuovi determinanti, l’impegno ad individuarli nel contesto operativo e ad agire sia in forma proattiva che reattiva, a collaborare nell’ambito della equipe per la realizzazione ed il funzionamento del sistema organizzativo per la gestione del rischio clinico nonché ad educare i pazienti, i familiari, i volontari e tutti gli altri soggetti interessati a riconoscere i rischi e ad adottare adeguati comportamenti di tutela e di gestione
degli stessi.