Gabriele Gallone

Gabriele Gallone

Docente di Risk Management e statistica per la ricerca sperimentale - Università di Torino e Presidente Fondazione Pietro Paci

Una revisione sistematica sugli eventi avversi

Come accennato in precedenza sono numerosi gli studi effettuati per valutare l’entità degli eventi avversi. Essi sono stati effettuati in diversi Paesi e hanno evidenziato valori simili per quanto riguarda l’incidenza di questo fenomeno.
Nei primi anni è stata ampiamente dibattuta la notevole differenza di eventi avversi tra i primi studi americani (studio HMPS e quello effettuato nello Utah ed in Colorado) rispetto a quello Australiano. Come si è visto molte di queste differenze erano imputabili ad un approccio non omogeneo tra le ricerce americane e australiane ma che potevano considerare una incidenza stimabile nel 10% di AE a livello ospedaliero.

Una sintesi interessante dei più importanti studi effettuati per valutare gli eventi avversi nella realtà ospedaliera, è stata pubblicata in una revisione sistematica nel 2008[1].

Lo studio ha effettuato una approfondita estrazione di tutti gli studi effettuati in questo campo, includendo solo quelli che avevano un numero di cartelle esaminate superiori a 1.000 e che definivano un evento avverso secondo la dizione classica (già riportata precedentemente) ovvero:

Un danno non intenzionale o una complicazione che determina una disabilità al momento della dimissione o un prolungamento della degenza o il decesso causata da un trattamento più che da una patologia sottostante del paziente.

La rigorosa procedura di analisi, anche rivolta alla qualità dei dati esaminati, ad una chiara definizione dell’outcome portò a selezionare 8 studi su un totale di 257 articoli esaminati.

Nella Tabella 5 sono elencati gli studi che i ricercatori hanno incluso in questa analisi includendo un numero totale di cartelle sanitarie pari a 74.485 .

In questo elenco vi sono gli studi americani, tra cui quello dell’HMPS citato, quello neozelandese, canadese, australiano ed inglese.

I risultati di tale lavoro offrono un quadro che corrisponde ormai ad un dato ormai condiviso a livello internazionale. In ambito ospedaliero la percentuale di eventi avversi oscillerebbe tra il 9 e il 10%.

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Gli studi sugli eventi avversi inclusi nella revisione sistematica del 2008

Come si può valutare dalla Tabella 6 oltre al dato complessivo del 9,2% (CI 95%: 4,6-12,4) di eventi avversi, la stima di eventi avversi prevenibili, ovvero quelli evitabili (vedi dopo per le definizioni), si attesta sul 43,5%.

Ancora una volta è necessario sottolineare che gli eventi avversi NON sono tutti prevenibili e pertanto poco meno della metà sono da considerare eventi avversi su cui si può ottenere un miglioramento sensibile.

La percentuale di decessi, conseguenza di eventi avversi risulta pari al 7,4%, sebbene vi siano su quest’ultimo dato (come anche su quello degli eventi avversi) alcuni studi con valori piuttosto discordanti.

I risultati della revisione sistematica del 2008. Nel riquadro la percentuale stimata del 9,2% di eventi avversi

Una delle tabelle più interessanti prodotte in questo articolo è relativo alla tipologia di evento avverso che conferma la preponderanza degli AE correlati ad interventi chirurgici. Nel complesso gli AE connessi a interventi chirurgici e gli AE correlati ai farmaci rappresentano il 50% di tutti gli eventi avversi.

Tipologia eventi avversi nella revisione sistematica a seconda degli studi

E’ indubbio che effettuare una sintesi di tali studi può portare con sè alcune limitazioni. Gli stessi autori riconoscono che uno dei problemi che erano stati affrontati già nel 2000 relativamente alle differenze tra gli studi americani e quello australiano (vd. Sopra) era in gran parte determinato dalla differente prospettiva (principalmente medico-legale negli USA e teso al miglioramento della qualità in quello australiano).
Alcuni studi hanno ad esempio incluso eventi avversi avvenuti dopo la dimissione mentre altri no. Altri studi hanno ritenuto di includere eventi avversi plurimi sugli stessi pazienti mentre altri studi non hanno effettuato tale inclusione.

Esistono differenti valutazioni sui principi di causalità e di prevenibilità (che nella maggiorparte degli studi veniva effettuata su una scala progressiva da 0 a 6). Differenze nella accuratezza delle cartelle sanitarie (tenuto conto che gli studi spaziano da esami sulle cartelle dal 1984 ai primi anni 2000) e differenze geografiche contribuiscono a tali differenze.

Non va inoltre sottaciuto il fatto che il metodo retrospettivo, pur utilizzato in tutti gli studi più importanti, ha difetti non eliminabili tra cui il grado di concordanza tra gli operatori che esaminano le cartelle cliniche.

Malgrado tutte queste cautele, si ritiene che il valore intorno al 10% e una percentuale di prevenibilità all’incirca del 50% siano da considerare i più realistici.


[1] E N de Vries et al., “The Incidence and Nature of in-Hospital Adverse Events: A Systematic Review,” Quality and Safety in Health Care 17, no. 3 (June 1, 2008): 216–23, doi:10.1136/qshc.2007.023622.

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